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Birra: bevanda o alimento?

La birra è conosciuta come bevanda. Anzi, è una delle bevande più conosciute e apprezzate al mondo, che si consuma quasi ovunque da moltissimi anni. Già questa è una garanzia perché, qualcosa che fa parte da così tanto tempo della cultura dell'uomo ed è trasversale a quasi tutte le culture, ha certamente dimostrato di poter dare un contributo positivo alla nostra vita. Spesso si sente dire però che la birra deve essere considerata anche un alimento. Questo perchè deriva da un alimento base come i cereali e apporta al nostro organismo sostanze utili dal punto di vista nutritivo ed energetico, capaci di avere un ruolo positivo per il suo benessere.
Tanta acqua, sali, vitamine, fibra, poco alcol. La birra contiene molta acqua (90-93% circa), elemento fondamentale per la nostra vita. In quest'acqua sono disciolti minerali utili come il potassio, il magnesio, microelementi come lo zinco, il selenio, il cloro e ancora vitamine idrosolubili come la B2, la B3 e i folati. Vi si possono inoltre trovare, in quantità variabile secondo la diversa tipologia di birra, gli aminoacidi, costituenti base delle proteine, carboidrati come le destrine e il maltosio e anche fibra. Merita attenzione anche la presenza di sostanze antiossidanti come i composti fenolici. Infine la birra contiene alcol, anche se in bassa concentrazione (3-4 grammi/100 cc), il quale ha notoriamente un suo potere energetico, cioè la capacità di sviluppare calorie (circa 7 kcal/grammo).

Meno calorie di quanto si pensi Nonostante comunemente si pensi che la birra abbia un alto potere calorico e quindi ingrassante, la realtà oggettiva dei dati ci dice invece che un bel bicchiere (250 cc) di birra chiara, la più bevuta nel mondo, ha meno di 85 kcal, inferiore rispetto ad un bicchiere di vino (125 cc) e parecchie in meno di una bibita gasata e del supersalutare succo di frutta, che bevuti nella stessa quantità (un bicchiere da 250 cc) ci danno da 110 a 130 kcal.

Non è la birra che ingrassa La fama della birra come bevanda ingrassante è legata probabilmente al fatto che, specialmente in alcuni paesi del nord Europa, se ne consumano abitualmente quantità veramente eccessive, unite spesso ad una dieta troppo ricca e grassa. Questo rischio non si corre se la birra viene inserita in uno stile alimentare corretto ed equilibrato, com'è per esempio il modello alimentare mediterraneo. Se si ama la birra e non vi si vuole rinunciare, basterà berla con moderazione e comunque tenere conto dell'energia che fornisce, proprio come si deve fare con qualunque altro alimento o bevanda, ad eccezione ovviamente dell'acqua.

La birra a pasto:

La birra, come del resto il vino, trova la sua collocazione ideale se consumata insieme ai cibi che compongono i nostri pasti quotidiani. Tre sono le caratteristiche peculiari che rendono gradevole e positivo il consumarla a pasto: il suo gusto aromatico e leggermente amaro, la schiuma, e la modesta quantità di alcol presente. Il gusto amaro della birra, che ben si accompagna a quello di molti cibi (non solo la pizza), stimola l'appetito, permettendo di apprezzare meglio il gusto del cibo e quindi migliorandone indirettamente anche la digestione. L'anidride carbonica contenuta nella schiuma e la presenza di piccole quantità di alcol stimolano le secrezioni gastriche e potenziano il suo effetto digestivo. Ciò ovviamente a patto di non esagerare con la quantità bevuta, nel qual caso l'effetto che si ottiene è evidentemente quello opposto.


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Birra e salute


Nessun alimento può avere da solo un effetto diretto sulla salute, che è sempre il risultato di una condotta alimentare complessivamente equilibrata e vario e di un più generale stile di vita corretto. Tuttavia ogni alimento e bevanda che ingeriamo può contribuire con la sua peculiarità ad influenzare positivamente o negativamente il nostro stato di benessere. Anche la birra, i cui componenti nutrizionali sono spesso poco conosciuti, può quindi avere un suo ruolo interessante e positivo, ma solo a patto di inserirla in modo moderato e consapevole nella nostra alimentazione quotidiana.

Numerosi sono gli studi che hanno evidenziato come il consumo moderato di alcol sia associato ad un minore rischio di infarto del miocardio. Un’analisi scientifica (metanalisi) di tutti i dati esistenti, effettuata nel Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Barcellona, ha portato alla conclusione che, le bevande fermentate come birra e vino, che oltre all’alcol contengono anche componenti minori come i polifenoli, sembrano in grado di assicurare una migliora protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari rispetto agli altri alcolici.

Il consumo di bevande ad alta concentrazione alcolica è stato spesso associato ad un aumento del rischio di alcuni tumori delle prime vie dell’apparato digerente. Recenti dati pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali di epidemiologia e oncologia, sembrano evidenziare invece una non correlazione tra consumo di birra e tumori dello stomaco, dell’intestino e del pancreas. Una ricerca dell’Istituto dei Tumori di Genova ha evidenziato inoltre che lo xantumolo, polifenolo contenuto nel luppolo, ingrediente caratteristico della birra, è capace di frenare l’angiogenesi, cioè la proliferazione dei vasi sanguigni che alimentano la crescita dei tumori. Lo xantumolo sarebbe 100 volte più potente dei polifenoli contenuti nel tè verde e nel vino rosso.

Sembra che l’assunzione di alcol possa avere una relazione con la densità minerale ossea, attualmente il più efficace indicatore sulla salute delle nostre ossa. Il Centro di Ricerche sulla Nutrizione Umana di Cambridge ha analizzato in tal senso il silicio, un nutriente importante per la salute ossea, presente in grandi concentrazioni nella birra. Il Centro scientifico inglese ha avviato una serie di studi su volontari i cui risultati sono molto attesi.

L’assunzione di bevande moderatamente alcoliche, come il vino e la birra, sembra associato in modo inversamente proporzionale, sia negli uomini che nelle donne, all’insorgenza della Sindrome Metabolica, una alterazione patologica del metabolismo che accompagna il diffondersi dell’obesità in tutto il mondo. Secondo il Dipartimento di Alimentazione Umana dell’Università di Copenaghen, i benefici si avrebbero solo in presenza di moderate assunzioni di alcol, mentre, aumentando via via le dosi, il rischio di sindrome metabolica e il grasso addominale riprenderebbero ad aumentare.

Bere alcolici in misura moderata, indipendentemente dal tipo di bevanda, potrebbe proteggere dal diabete di tipo II. Lo ha evidenziato un importante studio prospettico (EPIC), durato 6 anni e condotto in Europa su 16,330 donne di età compresa tra 49 e 70 anni non diabetiche. All’inizio dello studio le volontarie sono state sottoposte a questionario e prelievi ematici. Rispetto alle donne astemie e alle forti bevitrici, coloro che bevevano alcolici in misura moderata presentavano un minor rischio relativo di ammalarsi di diabete.

L’ingerire grandi quantità di bevande alcoliche, insieme all’eccessivo consumo di carne e pesce, è stato sempre messo in relazione con la gotta, malattia delle articolazioni che colpisce l’1-2% della popolazione adulta maschile nel mondo occidentale. Tanto è vero che, a chi è colpito da gotta, viene prescritta una dieta rigorosamente senza alcol. Alcuni recenti studi hanno però messo in luce che, un consumo moderato di bevande alcoliche, insieme ad una dieta ricca frutta e verdura e povera di grassi, potrebbe addirittura svolgere un effetto protettivo in presenza di questa malattia.

L’Unità di Immunonutrizione del Dipartimento di Metabolismo e Nutrizione di Madrid fa sapere che, mentre l’abuso di alcol induce, come è noto, un abbassamento delle difese immunitarie (immunosoppressione) con un aumento della frequenza e della gravità delle infezioni, un consumo moderato di alcol, invece, può portare benefici al nostro sistema immunitario. In particolare sembra che le bevande fermentate, quale ad esempio la birra, ingerite in piccole dosi, possano avere un effetto immunomodulatore sulla componente infiammatoria che caratterizza le prime fasi della malattia cardiovascolare.

Una bevanda a bassa gradazione alcolica come la birra, se consumata in momenti opportuni e a dosi moderate, può esercitare un effetto positivo sull'umore. Il suo consumo è, infatti, in grado di promuovere comportamenti più socievoli e sciolti, liberando alcuni aspetti della personalità e quindi facilitando la comunicazione interpersonale.

L'azione leggermente ansiolitica dell'alcol presente nella birra aiuta ad alleggerire i piccoli stati di tensione legati alla quotidianità e a stimolare uno stato di rilassamento e una piacevole sensazione di benessere. Questo effetto positivo spiega perché il consumo del vino e della birra abbia accompagnato da sempre i riti e le occasioni familiari e sociali festosi assumendo un valore simbolico tanto importante.

La bassa gradazione alcolica della bevanda consumata e la moderazione nel consumo sono evidentemente elementi molto importanti per evitare che questi effetti piacevoli dell'alcol sull'umore si trasformino invece in rischi danneggiando anche gravemente il singolo individuo e la società.

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