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GIOVANNI PAOLO II - KAROL WOJTYLA
KAROL
WOJTYLA di origine polacca, già arcivescovo di Cracovia, nominato
cardinale il 26 giugno 1967 da Paolo VI, viene eletto Papa il 16
ottobre 1978, col nome di GIOVANNI PAOLO II.
Appena eletto affacciatosi alla loggia di Piazza San Pietro - la
sera del lunedì 16 ottobre 1978 - il neo eletto Papa improvvisa
un breve discorso in italiano. Quindi pronuncia una frase destinata
a rimanere nel tempo: "Se mi sbaglio mi corriggerete".
Dalla piazza sale una grande ovazione, questo papa inizia già
subito ad essere simpatico. Solare il suo sorriso.
E' il primo Papa non italiano eletto dopo 455 anni (dal 1523-
Adriano VI, fiammingo) e il primo papa polacco in assoluto nella
storia della Chiesa. Il 254° del tradizionale elenco.
Un papa con precedenti sportivi, prete operaio, colto, anticonformista,
che non gradendo il protocollo, desta subito l'affetto del mondo
dei fedeli e anche di quello laico (forse un po' meno in una parte
di quel "mondo" episcopale, tradizionalista, con tante
idee e personalismi cresciuti dentro una Curia con il serioso imprinting
pacelliano).
Provenendo da una Chiesa dell'Est (dalla Polonia comunista) dove
fare il prete é come fare il "combattente" in prima linea,
e dove la gerarchia della Curia o la deferenza in quei luoghi sacri
così spogli, é perfino anacronistica, il nuovo Papa forte di queste
esperienze va' subito a rivoluzionare i rapporti chiesa-fedeli
dentro la nostra società occidentale. E lo fa meglio di chi é vissuto
dentro questa società, a contatto, ma ostinatamente rimasto sempre
distaccato dai problemi reali. (Insomma i don
Mazzi, i don Milani, i don Giussani WOJTYLA, Lui "uomo
di chiesa in trincea", li avrebbe capiti subito, e la
grande lacerazione e il profondo dissenso cattolico alla fine degli
anni Sessanta non sarebbero mai avvenuti.
Karol
Josef Wojtyla, nacque a Wadowice, città a 50 km da Cracovia,
il 18 maggio 1920, da Emilia Kaczorowska, figlia di un sellaio, e da
Karol Wojtyla, figlio di una sarto, che dal 1900 ha militato come sottufficiale
nell'esercito austriaco, poi in quello polacco.
13
anni prima di Josef, il 27 agosto 1906 era nato
il fratello maggiore Edmund, che farà il medico presso
l'ospedale Powszechny di Bielsko.
Il futuro papa viene battezzato il 20 giugno dal cappellano militare, p. Franciszek Zak.Vive con i genitori a Wadowice, all'indirizzo Rynek 2 (oggi via Koscielna
7, interno 4).
Nel settembre del 1926 "Lolek" (questo il vezzeggiativo usato
in famiglia) comincia il ciclo elementare dimostrandosi un alunno modello.
Il 13 aprile 1929 (Josef ha 9 anni) perde la madre.
Terminate le scuole elementari nel giugno 1930 è ammesso nel
ginnasio maschile statale "M. Wadowita" dove oltre
che amare la poesia, inizia lo studio del tedesco e
ha predisposizione per altre lingue (diventerà così il
primo papa poliglotta della storia).
Il 5 dicembre 1932, muore di tifo il fratello Edmund. L'anno dopo Karol
termina la terza ginnasiale. Nel
'34 affronta lo studio del greco e grazie allo stimolo di un suo insegnante,
è preso da una vera e propria passione per la letteratura, in
particolare per quella drammatica, e per il teatro. Sono di questo periodo
le recite sul palco della scuola di Wadowice. Più tardi entrerà
nello "Studio 38", un circolo teatrale, contemporaneamente
fa serate di poesia alla Casa Cattolica, dove declamerà anche
suoi versi.
Superati
- il 14 maggio 1938 - gli esami di maturità , si iscrive all'Università
Jagellonica nella facoltà di Lettere e Filosofia.
Quando le forze di occupazione naziste chiusero l'Università
nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava di
pietra e in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare
da vivere ed evitare la deportazione in Germania.
L'"operaio"
che ha cambiato l'Europa.
Il
18 febbraio 1941 gli muore anche il padre.
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò
i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia.
Anno accademico
1943-44 - II anno di studi teologici. Continua il suo lavoro alla Solvay. Anno Accademico 1944-1945
III anno di studi teologici nella Facoltà Teologica dell'Università
Jagellonica.
1944 -
29 febbraio-12 marzo - Investito da un'automobile, è ricoverato
in ospedale.
Agosto - L'Arcivescovo Adam Stefan Sapieha lo trasferisce, insieme ad
altri seminaristi 'clandestini', nel Palazzo dell'Arcivescovado. Vi
rimarrà fino alla fine della guerra. Continua gli studi. Interrompe
i contatti con la Solvay.
9 novembre - Tonsura.
9 aprile - Viene eletto vicepresidente dell’organizzazione studentesca
"Bratnia Pomoc" ("Soccorso Fraterno") dell’Università
Jagellonica. Vi resta fino al mese di maggio del 1946. Anno Accademico
1945-1946 - IV anno di studi teologici.
1946 - Completa gli studi teologici e il 1° novembre 1946 viene
ordinato sacerdote.Come
nelle precedenti occasioni, riceve gli ordini sacri dalle mani dell'Arcivescovo
Metropolita Adam Sapieha nella sua cappella privata.
2 novembre - Celebra la S. Messa Novella nella Cripta di San Leonardo
a Wavel.
15 novembre - Parte per proseguire gli studi a Roma.
26 novembre - Si iscrive all'Angelicum.
15 novembre-fine dicembre - Alloggia presso i Pallottini in Via Pettinari
a Roma.
Ultimi di dicembre - Con don Starowieyski, alloggia nel Pontificio Collegio
Belga in Via Quirinale 26.
1947 - 3 luglio
- Supera l'esame di licenza in teologia.
Fa ritorno in Polonia dove consegue la libera docenza in teologia.
1949 - Agosto
- Richiamato a Cracovia per essere stato designato viceparroco della
Parrocchia di S. Floriano.
1954 - Abolita
la Facoltà di Teologia dell'Università Jagellonica, viene
organizzata la Facoltà teologica presso il seminario di Cracovia,
dove continua la docenza; insegna pure all'Università Cattolica
di Lublino come professore incaricato.
Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nomina Vescovo titolare di Ombi
e Ausiliare di Cracovia.
Il 16 luglio 1962, morto l'arcivescovo di Cracovia, monsignor Wojtyla
è nominato Vicario capitolare e amministratore provvisorio della
diocesi . In tale veste partecipa all'apertura del Concilio Vaticano
II.
Il 13 gennaio 1964 diviene arcivescovo di Cracovia; in settembre prende
parte alla terza sessione del Concilio, dove si distingue sul tema della
libertà religiosa e della dignità della persona, impressionando
con il discorso sullo "Schema XIII" (la bozza della Costituzione
pastorale "Gaudium et spes".
Il 26 giugno 1967 Paolo VI lo nomina cardinale. Dovrebbe partecipare
nel settembre dello stesso anno a Roma alla prima assemblea generale
del Sinodo dei vescovi, ma in segno di solidarietà con il cardinale
Wyszynski, a cui il governo ha negato il passaporto, Karol non partecipa.
Fa
parlare di sè in Polonia, quando il 18 maggio 1969 posa la prima
pietra della chiesa di Nova Huta, opponendosi al regime comunista che
si era sempre opposto alla costruzione di chiese e qualsiasi luogo di
culto.
Morto il 28 settembre - dopo il brevissimo pontificato - Papa Luciani, Wojtyla
partecipa all'elezione del nuovo pontefice, ed è lui il prescelto
per salire sulla cattedra di San Pietro.
L'elezione di Karol Wojtyla rappresenta una novità e una sorpresa:
le indiscrezioni della stampa, nei giorni precedenti la fumata bianca,
prevedevano un duello tra gli arcivescovi di Genova e di Firenze, Giuseppe
Siri e Giovanni Benelli.
Tutti sicuri, quindi, che la tradizione del pontificato italiano sarebbe
stata rispettata. Invece, con una manciata di voti a suo favore la spunta
l'arcivescovo di Cracovia Karol
Wojtyla
(alcuni, che credono di saper tutto, affermano
per due voti, 111 contro 109. Ricordiamo che le schede delle preferenze
sono bruciate - creando la famosa fumata bianca - e che la Santa Sede
non ha mai rivelato i contenuti delle stesse, nè i partecipanti
sotto giuramento lo possono rivelare. Secondo alcuni storici della Chiesa,
le schede per esprimere i voti del presecelto furono adottate nell'elezione
di Innocenzo III, nel 1198, in quello che si considera essere il primo
conclave nella storia della Chiesa )
Colpisce il fatto che venga da un Paese dell'Est, quella Polonia nella
quale professarsi cristiano, dinanzi al sistema sovietico, richiedeva
vera fede e vero coraggio. Alla lotta contro il sistema sovietico sembra
essere ricondotto l'attentato di cui sarà vittima il 13 maggio
1981, mentre procede alla benedizione della folla: alle ore 17.19, in
piazza San Pietro, due colpi esplosi da una Browning calibro 9 raggiungono
l'addome di Giovanni Paolo II. Autore del gesto è Mehmet Ali
Agca, 23 anni, turco, terrorista professionista, condannato a morte
per omicidio ed evaso da un carcere militare di Istanbul.
Un importante elemento di distinzione con i suoi predecessori sta nel
fatto che, a differenza di questi, Wojtyla non ha esperienze di Curia e di diplomazia vaticana.
Interpreta il suo ufficio non come Capo di Stato, ma come missionario:
prova ne sono gli oltre 200 viaggi che ha compiuto in Italia e 104 nel
resto del mondo in ventisette anni di pontificato. Prima di lui, tra
i Papi successivi al Concilio Vaticano II, viaggia solo Paolo VI, per
9 volte.
Il viaggio è lo strumento per rendersi presente ovunque nel mondo
e per entrare in contatto diretto con i popoli.
Ma torniamo alle scelte di portata storica. Tra tutte, forse la più
sofferta è quella della richiesta di perdono per tutte le sofferenze
inflitte ai non cattolici dalla Chiesa stessa. Essa sale sul banco degli
imputati, ed è chiamata a rispondere, in primis, del silenzio
sull'Olocausto. La tragedia degli ebrei è tutta negli occhi di
Wojtyla, il cui villaggio Natale, Wadowice, è a soli trenta chilometri
da Auschwitz. Il "mea culpa" cattolico si snoda attraverso
varie tappe di estrema importanza.
Quando Wojtyla visitò Auschwitz, rivolse al mondo una inquietante domanda: "Dove
dovrebbe andare l'umanità dopo Auschwitz? ". E a Hiroshima
griderà: "L'umanità non è destinata all'autodistruzione!!!"
. Un altro grido perchè preoccupato sulla centralità della
famiglia lo lanciò nella pastorale "Familiaris consortio":
" Famiglia, diventa ciò che sei !!".
Il 13 aprile 1986, per la prima volta nella storia, un Papa entra in
una Sinagoga. Accade a Roma, in una giornata segnata anche da momenti
di tensione: i discorsi introduttivi del rabbino Elio Toaff e del presidente
della comunità israelitica romana Giacomo Saban sono duri.
Sebbene il capitolo degli ebrei sia il più drammatico, il libro
dei "conti con la storia" è stato aperto da
Giovanni Paolo II ben prima dell'86.
E' del 1979 il suo primo richiamo al "caso Galileo" e alle
colpe della Chiesa nei confronti dello scienziato. Anche in questo caso,
il processo di revisione va avanti a tappe: nel 1981 istituisce una
"Commissione pontificia per lo studio della controversia tolemaico-copernicana
del XVI e del XVII secolo"; i risultati del lavoro della stessa
vengono resi noti nel 1992. Esito: la Chiesa sbagliò, credendo
"a torto che l'adozione della rivoluzione copernicana, peraltro
non ancora definitivamente provata, fosse tale da far vacillare la tradizione
cattolica, e che era loro dovere proibirne l'insegnamento".
Insomma, Karol Wojtyla ha sottoposto la Chiesa a un riesame non facile.
Ciò ha un obiettivo di lungo termine: l'unità ecumenica
delle confessioni cristiane. Durante il pontificato ha visitato Costantinopoli,
Ginevra e Canterbury, cioè le capitali ortodosse, calviniste
e anglicane.
Cosa significa amare
Fra
i tanti, ci piace qui ricordare un passo di un suo discorso all'incontro
coi giovani allo stadio di Torino il 9 marzo 1988:
"Cosa significa amare. Uno di voi mi chiede: «Secondo Lei,
cosa significa, per noi giovani, amare?». Ho voluto confrontare
queste domande con altre, più articolate, dove ho trovato il
vostro turbamento per I`edonismo esasperato, la pornografia dilagante,
la mentalità permissivistica" che portano fatalmente a "dimenticare
valori più alti e indispensabili...". Ebbene, sono d'accordo
con voi: amare autenticamente, da cristiani, significa oggi tante volte
andare contro corrente, essere uomini schietti che dicono male al male
e bene al bene e con coraggio scelgono contro la maniera comune di far
equivalere amore a sesso, validità a successo, autenticità
al look o apparenza. (...) Amare da cristiani è questo miracolo:
fare perno su Dio attraverso la persona di Cristo e donarsi agli altri
in atteggiamento di disponibilità, di accoglienza, di aiuto.
Entro quest'area le vocazioni al matrimonio, come alla vita consacrata,
saranno vocazioni all'amore. Amando sul serio, acquisterete l'intelligenza
e la cultura dell'amore, la correttezza nel vedere le esigenze e la
concretezza dei donarsi. Vi confesso con semplicità che provo
vero turbamento per il futuro del mondo quando noto generazioni giovani
incapaci di amare veramente o che riducono il loro donarsi allo scambio
di gratificazione fra eguali, incapaci di vedere nella sessualità
una chiamata, un invito ad un amore più alto e universale".
Le encicliche
Tra
i suoi documenti principali si annoverano 14 Encicliche, 15 Esortazioni
apostoliche , 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche .
Al Papa si ascrivono anche 5 libri : "Varcare la soglia della speranza"
(ottobre 1994); "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario
del mio sacerdozio" (novembre 1996); "Trittico romano",
meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); "Alzatevi, andiamo!"
(maggio 2004) e "Memoria e Identità" (febbraio 2005).
Ricordiamo
qui le Lettere encicliche scritte nel corso del suo pontificato.
Le elenchiamo in ordine cronologico.
REDEMPTOR
HOMINIS, del 4 marzo 1979. Vi viene delineato il programma del pontificato
e vi si teorizza l'uomo quale "via della Chiesa".DIVES
IN MISERICORDIA, del 30 novembre 1980. Dopo l'enciclica sul Figlio,
ecco quella su Dio Padre, che sarà poi seguita da un terzo testo
dedicato allo Spirito Santo. In essa si esortano gli uomini ad esercitare
la misericordia gli uni verso gli altri in un mondo sempre più
minacciato dalla violenza.
LABOREM
EXERCENS, del 14 settembre 1981, sul lavoro umano e problemi sociali.
Scritta per commemorare i 90 anni della Rerum novarum di Leone XIII,
ribadisce la centralità dell'uomo nel lavoro e nell'impresa,
e sollecita l'instaurazione di un nuovo ordine sociale fondato non sui
principi capitalistici o marxisti, ma sui diritti dei lavoratori e sulla
dignità dei lavoro.
SLAVORUM
APOSTOLI, dei 2 giugno 1985. Si ricordano dopo undici secoli la figura
e l'opera evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio, patroni degli
Slavi, come esempio pastorale da seguire nel rapporto tra le Chiese
d'Oriente e d'Occidente. (Si tratta di una epistola enciclica, non di
una lettera enciclica).
DOMINUM
ET VIVIFICANTEM, del 18 maggio 1986. L'enciclica, dedicata all'opera
dello Spirito Santo nella vita della Chiesa e dei mondo, completa la
"trilogia" sulle tre Persone della Santissima Trinità.
REDEMPTORIS
MATER, dei 25 marzo 1987. Dal Papa che ha impostato la sua vita spirituale
sull'affidamento a Maria, non poteva mancare una enciclica sulla
Madre del Redentore nella vita della Chiesa in cammino. Per Giovanni
Paolo II, che ha sempre incentrato il suo ministero pastorale sull'affidamento
a Maria, la dimensione "mariana" della Chiesa precede quella
"petrina", come la dimensione carismatica precede quella istituzionale.
SOLLICITUDO
REI SOCIALIS, del 30 dicembre 1987, nel ventesimo anniversario della
Populorum progressio. Tema centrale è l'autentico sviluppo umano
della persona e della società, basato sul dovere morale, sociale
della solidarietà.
REDEMPTORIS
MISSIO, dei 7 dicembre 1990. In occasione dei 25 anni dei decreto conciliare
Ad Gentes, viene ribadita la permanente validità del mandato
missionario.
CENTESIMUS
ANNUS, del I ° maggio 1991. Pubblicata un secolo dopo la Rerum novarum
di Leone XIII (definita "Immortale documento"), è la
prima enciclica dell'era post-comunista. Tema di fondo: l'economia al
servizio dell'uomo.
VERITATIS
SPLENDOR, del 6 agosto 1993. È indirizzata ai vescovi cattolici
e riguarda «alcune questioni fondamentali dell'insegnamento morale
della Chiesa».
EVANGELIUM
VITAE, del 25 marzo 1995. Si rivolge, oltre che all'intera Chiesa cattolica,
a tutti gli uomini di buona volontà per ribadire il valore e
l'inviolabilità della vita umana.
UT
UNUM SINT, del 25 maggio 1995. È un rinnovato appello all'unità
di tutti i cristiani, rafforzato dalla testimonianza coraggiosa di tanti
martiri appartenenti a Chiese non cattoliche. Giovanni Paolo II pone
la ricerca dell'unita' tra cristiani come principale impegno dei cattolici
in vista del Duemila. A tutte le Chiese ricorda l'amore e il rispetto
di quella di Roma e da loro ''implora'' perdono per il male compiuto
dai cattolici. Wojtyla e' conscio del fatto che il papa ''costituito
da Dio'' quale ''segno visibile e garante dell'unita''' costituisce
''una difficolta''' per la maggior parte degli altri cristiani, la cui
memoria e' segnata da ricordi dolorosi. Ma ricorda che se i vescovi
sono legittimi perche' successori degli apostoli, il vescovo di Roma
e' successore di san Pietro, che Gesu' volle loro capo.
FIDES
ET RATIO del 14 Settembre 1998 - . Postula una filosofia forte, che
non rinunci a cercare risposte a domande autentiche. L'enciclica e'
prima di tutto un'esaltazione della ragione umana e delle sue capacità
speculative, in grado di andare verso l'Assoluto e di essere luogo di
dialogo anche tra credenti e atei
.ECCLESIA
DE EUCHARISTIA del 17 aprile 2003 - Un documento di 76 pagine, tra teologia
e dottrina, per difendere l'eucarestia.
Una delle
più importanti, l'enciclica
"CENTESIMUS
ANNUS" - (a
100 anni dalla "Rerum novarum" di Leone XIII)
I suoi viaggi
Dall’inizio del suo Pontificato, Papa Giovanni Paolo II ha compiuto 146 visite pastorali in Italia e, come Vescovo di Roma, ha visitato 317 delle attuali 333 parrocchie romane . I viaggi apostolici nel mondo - espressione della costante sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per tutte le Chiese - sono stati 104. Il Santo Padre ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni , per un totale di 482 santi . Ha tenuto 9 concistori , in cui ha creato 231 (+ 1 in pectore) Cardinali . Ha presieduto anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio .Dal 1978 fino ad oggi, ha convocato 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi : 6 generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), 1 assemblea generale straordinaria (1985) e 8 assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 e 1999). Nessun Papa ha incontrato tante persone come Giovanni Paolo II: alle Udienze Generali del mercoledì (oltre 1160) hanno partecipato finora più di 17 milioni e 600mila pellegrini , senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo; numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato , come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.
L'ultimo calvario di Papa Giovanni Paolo II.
Il 1° FEBBRAIO 2005, alle 22.30 viene ricoverato ''d'urgenza'' all'Ospedale
Gemelli di Roma, per una ''laringo-tracheite acuta e crisi di laringospasmo''.
Il 7 FEBBRAIO il cardinale Angelo Sodano, segretario di stato Vaticano,
ai giornalisti che avevano chiesto se il Santo Padre ha pensato alle
ipotesi di dimissioni risponde:''Lasciamole alla coscienza del Papa''.
se c'e' un uomo che sa cosa fare e' proprio lui".
Il 10 FEBBRAIO, in serata, il Papa, guarito, lascia il Policlinico Gemelli
in papamobile e rientra
in Vaticano.
13 FEBBRAIO - Nella prima domenica di quaresima il Papa Giovanni Paolo
II, in occasione dell'Angelus, torna ad affacciarsi alla finestra del
suo studio. Il pontefice rivolge personalmente un saluto ai fedeli e
augura una ''buona domenica a tutti''. Un gruppo di fedeli risponde
con il grido: ''Ciao papa''.
23 FEBBRAIO. Esce il nuovo libro del Papa Giovanni Paolo II 'Memoria
e identita'. Quinto libro del Pontefice, dopo 'Varcare la soglia della
speranza', 'Dono e mistero', 'Trittico romano' e 'Alzatevi andiamo',
'Memoria e identita' e' un'opera di filosofia della storia in cui il
Papa affronta temi quali la democrazia contemporanea, la liberta' umana,
i diritti dell'uomo, cercando di cogliere il senso piu' profondo della
storia.
24 FEBBRAIO - Quattordici giorni dopo essere stato dimesso dal Policlinico
Gemelli il Papa Giovanni Paolo II viene nuovamente ricoverato nella
stessa clinica. Come spiega il portavoce Vaticano Joaquin Navarro Valls,
la salute del Papa ''negli ultimi giorni si era complicata con il rinnovarsi
di episodi subentranti di insufficienza respiratoria acuta, causati
da una gia' preesistente stenosi funzionale del laringe''. Nel pomeriggio
le condizioni di Giovanni Paolo II convincono i medici, dopo un lungo
consulto, ad effettuare un'operazione di tracheotomia non d'urgenza,
cioe' di inserimento di un piccola cannula sotto il pomo di Adamo e
sotto le corde vocali, ''per assicurare una adeguata ventilazione del
paziente e per favorire la risoluzione della patologia laringea''. Il
Pontefice da' il suo consenso all'operazione che dura circa 30 minuti
e si svolge e si conclude positivamente. L'intervento viene effettuato
dal Professor Gaetano Paludetti, Ordinario di Clinica Otorinolaringoiatrica
dell' Universita' Cattolica del Sacro Cuore e dal Dottor Angelo Camaioni,
Primario Otorinolaringoiatra dell'Ospedale San Giovanni di Roma, coadiuvati
dal Professor Giovanni Almadori. Dopo l'intervento Giovanni Paolo II
viene quindi condotto non in rianimazione ma nella sua stanza al decimo
piano del Policlinico per trascorrere la notte.
25 FEBBRAIO - In tarda mattinata il Vaticano emette una nota secondo
la quale papa Wojtyla, dopo l'intervento di tracheotomia, ha riposato
in modo sereno, e ''ha fatto la colazione con buon appetito''. Inoltre
''il decorso post-operatorio continua in modo regolare'' e il Pontefice
respira autonomamente, senza bisogno di macchinari. I medici prescrivono
a Giovanni Paolo II di ''rinunciare a parlare per alcuni giorni al fine
di favorire il recupero della funzione laringea''. Per scongiurare infezioni
broncopolmonari al Papa vengono somministrati cortisone e una terapia
antibiotica.
26 FEBBRAIO - Al terzo giorno di ricovero al Policlinico Gemelli, Giovanni
Paolo II e' in condizioni soddisfacenti. Il quadro generale, 48 ore
dopo la tracheotomia, evidenzia tutti i principali parametri nella norma.
Dopo l' intervento in sala operatoria, medici e infermieri specializzati
sono molti attenti al controllo della cannula introdotta nella trachea
del Papa per migliorare la respirazione, e alla cura della zona del
collo che e' stata incisa, per evitare il rischio di infezioni. Date
le sue condizioni fisiche, il Pontefice incarica monsignor Leonardo
Sandri di recitare in sua vece l'Angelus domenicale dal sagrato di san
Pietro. E' la prima volta in oltre 26 anni di pontificato, dall'ottobre
1978, che la preghiera mariana della domenica non ha come protagonista
Karol Wojtyla.
28 FEBBRAIO - In una nota il Vaticano manifesta ottimismo sulle condizioni
di salute del Papa. Non ci sono ''complicazioni'' dopo la tracheotomia
e si registrano ''parametri generali e biologici buoni''. Il Papa inoltre
''si alimenta regolarmente, trascorre qualche ora in poltrona e ha iniziato
gli esercizi'' per aiutare la respirazione e il linguaggio.
1 MARZO - Il portavoce vaticano Navarro Valls conferma che il Papa Giovanni
Paolo II ha passato la sua quinta notte al Policlinico Gemelli in modo
''tranquillo'' e che ''continua gli esercizi della voce''. Il Pontefice
riceve la visita ''di lavoro'' del cardinale Joseph Ratzinger, il quale
dice che il Papa e' ''molto presente'', parla e lavora.
4 MARZO - Continua la lenta, progressiva ripresa di Giovanni Paolo II.
Il direttore della Sala stampa, Joaquin Navarro, sostiene che l' Angelus
sara' come quello della domenica precedente: il Papa partecipera' dando
la benedizione con la mano. Il Papa accoglie con ''contentezza'' la
notizia della liberazione in Iraq di Giuliana Sgrena e ''ammirato''
per l'''eroico gesto'' di Nicola Calipari, il dirigente del Sismi ucciso
durante l'operazione.
7 MARZO - Il portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls comunica che la
salute del Papa migliora senza complicazioni e che il Pontefice fa esercizi
per riprendere a parlare ma per prudenza deve limitare l'uso della voce.
8 MARZO - Dal calendario delle celebrazioni della settimana santa pubblicato
dal Vaticano si apprende che il Papa Giovanni Paolo II concludera' i
riti della settimana santa dando la benedizione Urbi et Orbi del mattino
di Pasqua. Il Pontefice non ha poi rinunciato a sperare di partecipare
alla via crucis del venerdi' santo al Colosseo. Per le altre celebrazioni
Papa Woytila decidera' di giorno in giorno se e come parteciparvi. Nel
calendario, per la prima volta nel pontificato, per alcuni riti vengono
indicati celebranti diversi dal Papa: Camillo Ruini per la messa delle
palme, Angelo Sodano per la messa del mattino di Pasqua; Joseph Ratzinger
per la veglia della notte.
13 MARZO - Poco dopo mezzogiorno il Papa si affaccia alla finestra chiusa
della sua stanza al Gemelli e benedice i fedeli. Intorno alle 18 Giovanni
Paolo II lascia il Policlinico Agostino Gemelli per tornare in Vaticano,
a bordo di una monovolume grigio chiaro scortato da un corteo di vetture
della Citta' del Vaticano. Il Pontefice, seduto accanto all'autista,
saluta e benedice la folla che attende nel piazzale antistante il vecchio
pronto soccorso del policlinico. Il Papa rivolge piu' volte il proprio
saluto alla gente, fedeli e curiosi, ma anche medici e personale sanitario,
dal finestrino dell'automobile per meta' abbassato.
16 MARZO - Il Papa si affaccia alla finestra del suo studio su piazza
san Pietro e per poco piu' di un minuto benedice la folla, senza parlare
e tenendo le labbra chiuse. E' la prima volta che appare in pubblico
dopo il ritorno dal Gemelli della domenica scorsa. La convalescenza
di papa Wojtyla fa sospendere l'udienza generale del mercoledi'.
20 MARZO - Nella domenica delle Palme, per la prima volta durante il
pontificato, Giovanni Paolo II non sale all'altare ma appare alla sua
finestra alle 50.000 persone presenti in piazza San Pietro, benedice
i giovani che lo chiamano scandendo il suo nome, ma non dice nulla.
Il Pontefice ha anche un gesto, probabilmente di insofferenza, prima
portandosi la mano al volto e poi dando un colpo al leggio che gli e'
di fronte.
26 MARZO - Il Papa, convalescente dopo la tracheotomia, per la prima
volta nel suo pontificato non celebra la veglia della notte di Pasqua.
Si fa sostituire dal decano del collegio cardinalizio Joseph Ratzinger
e segue il rito ''grazie alla televisione'', come dice nel suo messaggio
alla veglia e come aveva fatto per tutti gli altri riti della settimana
santa. Non si collega con la basilica vaticana ma si rende presente
alla messa solenne con un messaggio letto all' inizio della liturgia
dal cardinale Ratzinger.
27
MARZO - Nel giorno di Pasqua il Papa si affaccia alla finestra del suo
studio ma nonostante gli sforzi non riesce a pronunciare le poche parole
della benedizione Urbi et Orbi in latino. Inizia così un percorso
di passione che commuove il mondo intero e che innesca una mobilitazione
senza precedenti di giornali e tv internazionali.
Il 31 MARZO - Nuovo allarme
Le condizioni di salute di Giovanni Paolo II, gia' critiche da alcuni
giorni, si aggravano ulteriormente. Il Pontefice viene colpito nel pomeriggio
da un'infezione alle vie urinarie che provoca una febbre molto alta,
contro la quale viene avviata una terapia antibiotica. Wojtyla viene
segnato dai suoi piu' stretti collaboratori con l' olio degli infermi,
come gia' avvenuto in altre occasioni. La situazione viene definita
da fonti mediche ''allarmante''.
1 APRILE - Poco dopo le sette del mattino il portavoce vaticano Joaquin
Navarro Valls annuncia che le condizioni di salute del Santo Padre sono
molto gravi ma aggiunge che il Papa e' ''cosciente, lucido e sereno''
e ha concelebrato la Santa Messa. In serata, alle 19, un nuovo aggiornamento
affievolisce le speranze: ''le condizioni generali e cardio-respiratorie
del Santo Padre si sono ulteriormente aggravate; il respiro e' diventato
superficiale; si e' instaurato un quadro clinico di insufficienza cardio-circolatoria
e renale; i parametri biologici sono notevolmente compromessi''. Mons.
Angelo Comastri, vicario di Giovanni Paolo II per la citta' del Vaticano,
apre la veglia di preghiera con il rosario in piazza San Pietro, alla
quale partecipano decine di migliaia di fedeli di tutte le eta' e nazionalita'.
1-2 aprile 2005 - Dura poco piu' di 48 ore l'agonia di Giovanni Paolo
II: colpito giovedì pomeriggio da uno shock settico che ha provocato
un collasso cardiocircolatorio.
2
APRILE - MUORE IL PAPA. All'età di 84 anni Papa Giovanni Paolo
II muore alle 21,37 nel suo appartamento privato. L'annuncio della morte
viene dato dal portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls. Un ''amen''
e' l'ultima parola pronunciata dal pontefice. La notizia della morte
del Papa viene comunicata ai fedeli presenti in piazza San Pietro, circa
100 mila, che accolgono la notizia in silenzio. Poi si leva un lungo
applauso. In molti piangono, altri guardano la finestra al terzo piano
del palazzo apostolico, che e' stata accesa. In piazza San Pietro suona
la campana. Il cardinale Angelo Sodano, segretario di stato, intona
il de profundis per Giovanni Paolo. Un altro applauso accoglie il termine
della preghiera sul sagrato.
Il governo italiano dichiara il lutto nazionale per la durata di tre
giorni a partire dal 3 aprile, poi prolungato fino all'8 aprile, giorno
dei funerali del Santo Padre. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi conclude il suo ricordo di Giovanni Paolo II, trasmesso dalle
tv a reti unificate, dicendo che ''l'Italia piange la perdita di un
padre, di una persona cara''. ''Il mondo ha perduto un campione della
liberta''', commenta il presidente statunitense
George W. Bush. Il premier britannico Tony Blair dice che il Santo Padre,
''attraverso una vita dura e spesso difficile si e' battuto per la giustizia
sociale e dalla parte degli oppressi''. ''Profonda emozione'' esprime
il presidente francese Jacques Chirac. Il premier spagnolo Jose Luis
Rodriguez Zapatero sottolinea che con la morte di Giovanni Paolo II
''l'umanita' si vede privata di un riferimento morale di primo ordine''.
Nel messaggio di cordoglio inviato al cardinale Angelo Sodano, segretario
di Stato vaticano, il presidente cubano Fidel Castro scrive che ''l'umanita'
terra' per sempre con se' un ricordo commosso dell'instancabile lavoro
che Sua Santita' Giovanni Paolo II ha sempre compiuto a favore della
pace, della giustizia e della solidarietà tra i popoli''.
L'8
APRILE , alle 10, si svolgono i funerali solenni di Giovanni Paolo II.
La bara di cipresso col corpo del Papa viene portata a spalle su piazza
San Pietro. Sul feretro viene posato il Vangelo. Il cardinale Joseph
Ratzinger celebra la funzione e conclude l'omelia dicendo che Giovanni
Paolo II ''sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e
ci benedice''. Tredici applausi, di cui l'ultimo lunghissimo, accompagnano
l'omelia, che termina col grido di ''Santo subito'' della folla, richiesta
scandita da un battimani a tratti ritmato. Un altro applauso, di 13
minuti, si leva dalla folla al termine della funzione religiosa, assieme
a uno sventolio di bandiere, soprattutto bianche e rosse della Polonia.
Circa un milione di fedeli assiste a Roma alla cerimonia, 300 mila in
Piazza San Pietro, gli altri davanti ai maxischermi allestiti nei punti
nevralgici della citta' comprese le basiliche. Sono 200 le delegazioni
straniere presenti, tra loro 46 capi di Stato e otto vice-capi, 17 premier,
tre principi ereditari, 13 responsabili di organizzazioni come l'Onu,
rappresentata da Kofi Annan.
Sono piu' di 90 le televisioni di tutto il mondo collegate per seguire
i funerali. Alle 14,20 il Papa Giovanni Paolo II viene tumulato nelle
Grotte Vaticane. Sulla bara del Pontefice solo una croce e una targa
di bronzo con inciso il nome. Papa Wojtyla riposa in una nicchia, vicino
a Cristina di Svezia e di fronte a Carlotta di Cipro.
La mattina del 13 aprile viene aperto l'ingresso alla basilica di San
Pietro per permettere ai fedeli di visitare le Grotte vaticane, dove
si trova la tomba di Giovanni Paolo II. Al momento dell'apertura la
folla in attesa supera i 1.000 fedeli. Quello di Giovanni Paolo II e'
stato il terzo pontificato per durata nella storia della Chiesa. Papa
Woityla ha guidato la Chiesa dal secondo al terzo millennio, le ha dato
una visibilita' senza precedenti, e non solo all'interno del mondo cattolico
e religioso, e nel corso dei quasi 27 anni di pontificato, pur in un
conservatorismo di fondo nei principi che giudicava collegati alla fede,
ha cambiato tradizioni plurisecolari, cambiando, forse per sempre, il
modo stesso di essere il Romano Pontefice. Ne sono segno le decine di
''per la prima volta nella storia...'', scritte a proposito della sua
vita. Il 263/mo successore di Pietro e' stato il primo papa polacco,
il primo nato in un Paese comunista e ad andare oltrecortina; il primo
ad aver recitato in pubblico e ad aver lavorato in fabbrica; il primo,
dopo gli apostoli, ad entrare in una sinagoga e il primo a parlare in
una chiesa protestante; il primo a visitare una moschea e ad andare
in un Paese ortodosso; il primo ad aprire un giubileo per un millennio
e a visitare il Parlamento italiano; il primo ad assistere ad un concerto
rock e ad una partita di calcio; il primo ad essere ferito gravemente
in un attentato e ad essere operato in ospedale; colui che ha incontrato
piu' persone (17 milioni solo nelle udienze), sul quale si sono scritti
piu' libri (quasi 200 all'anno) e del quale sono stati venduti piu'
libri e persino un Cd di musica sacra cantata da lui; quello che ha
visitato piu' Paesi ed ha proclamato piu' santi e piu' beati.
Nella
malattia, nell'agonia, e nella morte, forse troppe luci di comodo si
sono accese su Giovanni Paolo II. Proprio sull'uomo che era contro i
media massificanti, anche se, gli stessi media e la comunicazione lo
hanno reso "popolare", interreligioso e astratto dal suo stesso
contesto.